Polyphonia, Pino Musi

La lunga ricerca sulle periferie del fotografo Pino Musi è stata valorizzata da un allestimento site-specific attraverso la metafora di una partitura sonora polifonica. Nella regolarità scandita dalle colonne corinzie del Tempio di Pomona, sessanta fotografie di Polyphonia hanno raccontato la ricerca del fotografo Pino Musi sulla spazialità delle periferie.

Ignorando il dove e il quando, il fotografo salta da un luogo all’altro, narrando all’unisono storie differenti con un unico sguardo: da qui il parallelo con lo spartito polifonico. La mostra ha esposto una ricerca già in parte confluita nel libro Border Soundscapes (2019), sui confini di Parigi, di Berlino e di Anversa. In questo caso, l’autore non aveva interesse nel rendere riconoscibile il contesto, ma nell’affrontare a più larga scala lo spazio dell’allestimento.

Alcune fotografie hanno subito una ‘purificazione elettronica’ volta al raggiungimento di un caratteristico minimalismo visivo e di una esplicita unificazione. Inoltre, la polyphonia delle storie che non si distinguono più, come non si distinguono le voci polifoniche che cantano all’unisono, è richiamata nell’allestimento che, ispirandosi alla posizione delle note nello spartito musicale, accompagna l’occhio dell’osservatore tra salti temporali e spaziali.

Attraverso l’uso sapiente della luce, la minuziosa composizione dell’immagine e l’utilizzo del bianco e nero, le fotografie conducono il visitatore in un tempo sospeso e in uno spazio singolare, ricordando a tratti la composizione geometrica di Gabriele Basilico in ‘Milano ritratti di fabbriche’ e a tratti la sospensione temporale dell’architettura nell’opera di Giorgio De Chirico.

La mostra, programmata e finanziata dalla Regione Campania con fondi POC (Programma Operativo Complementare), è stata aperta dal 10 luglio al 5 settembre 2021.

 

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